Quando Ella mi calmava l’anima

Photo of Ella Fitzgerald

Mi piaceva fare i compiti con lo stereo acceso quando ero al liceo, il mio stereo piccolo con doppia cassetta e i pulsanti di rec e play e pause duri come la pietra! Non mi distraeva la musica, o forse sì e non me ne accorgevo! Spesso mettevo le cassette con le compilation di mia creazione o quelle che mi preparavano gli amici. Andava di moda regalarsi musica fatta appositamente per qualcuno, era un regalo, un pensiero d’affetto con tanto di dedica e firma all’interno.

La mia “pusher” ufficiale di compilation in cassetta era la mia amica Susanna appassionata di jazz, devo a lei la conoscenza di tante vocalist pazzesche e canzoni di quel genere musicale. La cantante che di più mi calmava l’animo adolescenziale ribelle e confuso era Ella Fitzgerald. Una voce morbida, vellutata ma anche potente e graffiante a seconda delle fasi che la sua voce ha vissuto. Quando cantava con Louis Armstrong giocava ed era grintosa, quando affrontava gli standard più classici era delicata e poetica, e poi c’era lo scat. Quella tecnica vocale per cui si creano melodie improvvisate sugli accordi usando monosillabi o suoni indefiniti come farebbe uno strumento musicale. Come “scattava” Ella non lo faceva nessuno.

Quando Ella morì fu un grande dispiacere, molte di queste perdite me le comunicava mia madre che apriva la porta della mia stanza mi informava e se ne andava, e io lì a bocca aperta! Mamme, ah! Poi con Susanna ridevamo di questa modalità che forse mirava ad essere “antidolore!”. Ma dirò la solita preziosa banalità: certe voci restano per sempre, fosse anche “solo” nel benefico effetto sull’anima che hanno regalato.

Giorgia

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