Lottiamo tutte insieme per una Buona Nascita

Sentire, toccare con mano il desiderio, il bisogno profondo che ogni donna nutre dentro di sé di poter far nascere il proprio bimbo nel miglior modo possibile, è commovente. Per me lo è, da molti anni. E ogni volta che sulla mia strada di madre, di attivista del parto naturale, di autrice di due testi sulla maternità e sul parto, incontro una donna che ha avuto un parto traumatico, che è stata ferita, umiliata, annientata da procedure sbagliate e inutili, o da comportamenti lesivi della sua dignità, il mio cuore sanguina. E’ successo anche ieri, durante la testimonianza di una mamma che raccontava di aver avuto due parti cesarei drammatici. Eravamo nella sala convegni della Città dell’Altra Economia, a Roma, in occasione della Prima Giornata Nazionale della Buona Nascita. Un’occasione unica di confronto e di scambio di informazioni organizzata dal Comitato per la Buona Nascita e alla quale hanno aderito tantissime realtà di tutta Italia.

Ebbene, questa donna, come tante altre ha preso la parola per raccontare la sua esperienza. Ma dopo poche frasi si è dovuta fermare. Non riusciva a proseguire. Il dolore che stava rivivendo era troppo grande, intenso, insopportabile, straziante. L’essere stata oggetto in sala parto di interventi medici violenti, privi di qualsiasi tipo di “compassione” e comprensione, l’essere trattata come un pezzo di carne privo di diritti, l’ha segnata profondamente. Ma ieri ha avuto il coraggio di alzarsi dalla sua sedia, prendere in mano il microfono e PARLARE, tra le lacrime e i singhiozzi. E ha fatto un appello: “Bisogna andare nelle scuole per dire alle ragazze che possono partorire, perche’ NON LO SANNO!”. Un grido di dolore ma anche un segno di coraggio,  inevitabilmente accolto da un lungo applauso. Purtroppo di storie così ce sono tante, troppe, ancora… alcune le ho riportate nel mio libro, ma in questi anni ho ricevuto moltissime mail di donne che hanno avuto questo stesso tragico percorso.

Per il resto, che dire…. nel pomeriggio ho presentato “Il Parto in Casa”. Ma stavolta ho avuto un regalo speciale: la presenza di Verena Schmid, ostetrica e scrittrice di fama internazionale, autrice dell’introduzione del mio libro. Insieme avevamo già presentato il volume nel 2010 a Firenze, quando uscì per la prima volta. E sono davvero felice di essere riuscita ad averla anche per questa nuova edizione (Il Leone Verde). Verena ha una saggezza e una competenza davvero profonde. E’ una donna di immensa sensibilità e preparazione, che ha messo la sua vita al servizio delle donne e dei loro bambini.

Ieri ho avuto una conferma: abbiamo una forza straordinaria. Non ce ne rendiamo ancora conto, probabilmente. Ma è proprio per questo che ci impediscono di partorire come vogliamo. Chi ha paura, vuole il controllo. E di controllo del parto e del corpo femminile (e di tutto ciò che questo comporta) ne sappiamo tutte qualcosa…

Con la Prima Giornata Nazionale della Buona Nascita credo si sia aperta una nuova strada. Per la prima volta ho visto tante ostetriche non farsi la guerra ma cercare (o almeno tentare) di capirsi e collaborare. Ho ascoltato giovani avvocatesse agguerrite e preparatissime, intenzionate a combattere con ogni mezzo le posizioni sbagliate e arretrate della Federazione Nazionale dei Colleghi delle Ostetriche, contrarie al parto in casa dopo un cesareo (e su questo è stata tra l’altro annunciata la presentazione – il 10 ottobre scorso) di un’interrogazione al ministro della Salute Lorenzin). Molte donne hanno condiviso le loro paure, bisogni e speranze. Ho sentito tanta energia e voglia di dire basta alla rassegnazione e a regole scritte da altri. Finalmente un seme è stato piantato, ieri a Roma. Chissà se presto ne vedremo i frutti. Lo spero con tutta me stessa.

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con Verena Schmid alla presentazione (all photos by Romina)

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